Dal Carlino di oggi. Sembra che Inalca non voglia più realizzare il progetto. Questa è una grande notizia per tutti i Castelvetresi e gli abitanti dei comuni vicini. La cosa incredibile è che il sindaco uscente voglia prendersi il merito di questa decisione, dopo avere affermato in più di un'occasione di essere favorevole all'impianto e avere gestito la questione con scarsa trasparenza, come tutti sanno. Semmai questa conclusione è frutto della sensibilità di migliaia di cittadini che hanno detto NO a un impianto inquinante nel nostro splendido territorio e, lasciatecelo dire, dall'azione dei volontari del nostro Comitato che dal 2011 ad oggi continuano a informare, sensibilizzare, raccogliere fondi per le battaglie legali, senza alcuna etichetta se non quella dell'amore per la nostra terra.
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domenica 18 maggio 2014
domenica 16 dicembre 2012
Buon Compleanno, Comitato!
Era il 16 dicembre 2011 quando in una saletta di Spilamberto una decina di persone costituiva il Comitato No Impianto a Biomasse Inalca alfine di tutelare la salute e l'ambiente del territorio di Castelvetro e comuni limitrofi, in particolare in riferimento al progettato impianto di cogenerazione a biomasse animali di Inalca spa.
E' stato un anno intenso, a volte travagliato, in cui - come ha scritto Federico Picerni in una graditissima lettera di auguri - il Comitato ha rappresentato un punto di riferimento per migliaia di cittadini che non accettano che per il vantaggio economico di uno siano messe a repentaglio la salute, la qualità di vita, gli interessi economici dei cittadini di ben tre Comuni.
In questo anno ci siamo chiesti se davvero le Amministrazioni locali siano al servizio dei cittadini e se il loro operato sia sempre trasparente, in grado non solo di riconoscere il diritto di partecipare, conoscere e decidere, ma di facilitare l'esercizio di tale diritto da parte di tutti.
Troppo spesso abbiamo avuto l'impressione che uno solo pesasse più di tanti e che i comportamenti non fossero improntati a quel principio di ragionevolezza che farebbe sì ci fosse almeno equilibrio tra le varie esigenze.
Pensavamo un anno fa che realizzare un impianto per bruciare scarti animali pericolosi per produrre energia, di fianco uno stabilimento alimentare e all'interno di un territorio densamente abitato e caratterizzato da un agricoltura di pregio, non fosse per nulla logico. Con il passare del tempo ce ne siamo convinti sempre più, grazie allo studio intenso e alla collaborazione di esperti come Stefano Montanari e Roberto Monfredini (leggi qui un resoconto di quest'ultimo sul caso Inalca).
Grazie all'opera degli esperti e dei tanti attivisti che banchetto dopo banchetto hanno lavorato per informare, sensibilizzare, raccogliere fondi siamo arrivati a fermare - almeno temporaneamente - il progetto del cogeneratore, mentre è stato approvato il nuovo progetto di rendering. Mentre da una parte i rischi per la qualità della vita (probabili odori nauseabondi) e il deprezzamento di case e terreni sono evidenti, ci domandiamo quali ne siano i vantaggi, per i cittadini attuali e futuri; non certo l'occupazione, come affermato dai rappresentanti della stessa Ditta.
Anche se fosse legittima l'approvazione da parte della Provincia di tale progetto - ma così non crediamo ed è per questo che abbiamo fatto ricorso al TAR - ci domandiamo se sia ragionevole costruire proprio qui, in un territorio già pesantemente inquinato e che ha già versato negli anni un pesante tributo ad impianti maleodoranti che tra l'altro si stanno allargando (SAPI).
Ci domandiamo infine perché non è stata presa in considerazione la cosiddetta "opzione zero", cioè la ricerca di soluzioni alternative al progetto, compresa la possibilità di non realizzarlo affatto. Si è fatto riferimento a una generica compatibilità con la filiera produttiva e si è arrivati a scrivere che l'impianto sostituirebbe l'inceneritore dismesso in realtà tra il 2005 e il 2006.
L'approvazione da parte della Provincia è potuta avvenire perché il Consiglio comunale di Castelvetro ha approvato in tempi rapidissimi il Piano di sviluppo aziendale di Inalca - l'impianto sarebbe realizzato a poca distanza dal torrente Guerro - e si accinge a deliberare su una variante al PRG.
Probabilmente già lunedì 17 dicembre alle 20 si parlerà di questo e invitiamo pertanto tutta la cittadinanza a partecipare alla seduta del Consiglio a Castelvetro.
Ringraziamo le numerosissime persone che, con la loro presenza alla prima festa di compleanno del comitato tenutasi nello splendido scenario di Villa Cialdini - Tenuta Chiarli
hanno da un lato contribuito economicamente alle ingenti spese derivanti dal ricorso al TAR e dall'altro hanno dimostrato quanto la sensibilità ambientale sia radicata tra la popolazione. E' dispiaciuto per le persone che non hanno potuto partecipare per il rapido esaurimento dei posti disponibili, ma vi saranno altre occasioni nei prossimi mesi.
La mobilitazione continua attraverso la raccolta firme, le assemblee, la raccolta fondi. Abbiamo bisogno dell'aiuto di tutti perché le spese legali sono ingenti e la battaglia sarà lunga. Vi invitiamo a versare un contributo sul nostro conto corrente (vedi gli estremi nella colonna di destra): difendiamo l'aria che respiriamo!
mercoledì 10 ottobre 2012
Dichiarazione alla stampa
Ritengo che la stampa sia già ampiamente al corrente dei termini della vertenza Inalca che si trascina da circa un anno. La sola novità che io abbia da annunciarvi a tale proposito è l’avvenuta (lunedì scorso, 8 ottobre) presentazione del nostro ricorso al TAR regionale, tramite gli avvocati Alessandra Magnani (di Bologna) e Massimo Grillenzoni (di Modena), contro il via libera a un impianto di rendering concesso dalla Provincia a fine giugno.
Cos’è il rendering? È un processo di bollitura di scarti animali volto ad ottenerne grassi e farine destinate allo smaltimento. Va precisato che l’Inalca è autorizzata a trattare carcasse di categoria 1, ossia sospette di essere infette e che un trattamento a meno di 100 gradi non distrugge gli agenti patogeni, certamente non il prione della mucca pazza. Quindi anche gli artefatti di grassi e le farine ottenuti potranno essere infetti: potenziali rifiuti, insomma, che la ditta, appoggiandosi anche a recentissime, controverse, disposizioni di legge nazionali (dgs 134 del 7 agosto 2012) s’ingegna di far passare per sottoprodotti.
Perché il Comitato si oppone e quali sono, a suo parere, gli inconvenienti del progetto approvato dalla Provincia?
Porrei piuttosto, anzitutto, la questione di sapere quali ne sono i vantaggi, i benefici supposti per il territorio e le popolazioni. Infatti ogni iniziativa va valutata in base ad un confronto costi / benefici, danni / benefici. E, nel caso specifico, la prima cosa da rilevare e sottolineare è che, per il territorio e le popolazioni interessate, i benefici sono comunque pari allo zero. Come è stato ammesso dall’azienda medesima, non vi sarà neppure creazione sensibile di posti di lavoro.
A fronte dei vantaggi zero, le controindicazioni saranno, invece, ben sensibili e di molteplice natura: aumento considerevole del traffico di mezzi pesanti, consumo accresciuto di risorse idriche, rischio di ricorrenti fughe di emissioni odorifere (negato dall’Inalca, ma in modo poco credibile), rincrudire degli inquinamenti, pericoli vari connessi con il trattamento di materiali infetti, con la contiguità dello stabilimento per il trattamento delle carni sane e del rendering, dello stesso rendering e del fiume Guerro con possibile contaminazione delle acque, perplessità circa le destinazioni finali dei grassi e delle farine da processo di bollitura, ripercussioni negative sulla qualità delle produzioni d’eccellenza agricole ed agro-alimentari del territorio, svalutazione finanziaria dei terreni, nonché degli immobili industriali e d’abitazione.
Preoccupazione supplementare: il progetto di cogeneratore ed inceneritore non è stato bocciato in maggio dalla Provincia, come in modo frettoloso e superficiale la stampa ha annunciato, bensì semplicemente ritirato dall’azienda. L’autorizzazione sul rendering potrebbe essere solo un primo passo. Accenni ed indiscrezioni varie lasciano pensare che Inalca starebbe muovendo pedine a Roma e Bruxelles per ottenere modifiche, aggiustamenti o deroghe alle normative ambientali e sanitarie vigenti allo scopo di ripresentare il suo progetto n. 1.
Mi preme aggiungere che non crediamo sia l’ora d’incoraggiare in genere in Europa e in Italia il consumo eccessivo e smodato di carni (da cui disturbi cardiocircolatori, obesità), né, pertanto, la produzione industriale di carni e articoli a base di carne.
Ma vorrei richiamare l’attenzione dei media in particolare su ciò che ci dice l’intera vicenda circa le carenze dei nostri sistemi di gestione amministrativa, la mancanza di trasparenza delle procedure decisionali, la mancanza d’informazione effettiva e consultazione delle popolazioni su questioni sensibili e di primario - quanto immediato - interesse per le stesse, la scarsa attenzione dei pubblici poteri e persino lo scarso rispetto nei confronti di organizzazioni spontanee di cittadini che intendano tutelare i loro diritti, insomma il difetto palese di democrazia reale in un paese che si sciacqua ad ogni piè sospinto la bocca con bei paroloni quali, appunto, “democrazia”, a seguire con “libertà”, “parità”, “solidarietà” e simili.
Manfredi Lanza
Presidente del Comitato NO impianto a biomasse Inalca
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