Dal Carlino di oggi. Sembra che Inalca non voglia più realizzare il progetto. Questa è una grande notizia per tutti i Castelvetresi e gli abitanti dei comuni vicini. La cosa incredibile è che il sindaco uscente voglia prendersi il merito di questa decisione, dopo avere affermato in più di un'occasione di essere favorevole all'impianto e avere gestito la questione con scarsa trasparenza, come tutti sanno. Semmai questa conclusione è frutto della sensibilità di migliaia di cittadini che hanno detto NO a un impianto inquinante nel nostro splendido territorio e, lasciatecelo dire, dall'azione dei volontari del nostro Comitato che dal 2011 ad oggi continuano a informare, sensibilizzare, raccogliere fondi per le battaglie legali, senza alcuna etichetta se non quella dell'amore per la nostra terra.
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domenica 18 maggio 2014
martedì 11 febbraio 2014
Incontro con il Sindaco
L'Assemblea dei Cittadini di Cà di Sola/Settecani ha chiesto un incontro con il Sindaco per avere delucidazioni riguardanti lo stato di avanzamento della pratica Inalca.
All'incontro hanno partecipato diversi cittadini, tra cui rappresentanti del Comitato.
Il Sindaco ha rassicurato sul fatto che non ci sono notizie riguardo la volontà di presentare nuovi progetti, ma ha affermato che la Ditta sta consegnando una nuova documentazione, di cui non si conosce ancora il contenuto.
giovedì 27 dicembre 2012
Un anno vissuto intensamente
Molti siti pubblicano in questi giorni gli scatti più significativi del 2012. Anche noi vogliamo mostrarvi alcune foto che ricordano momenti importanti della vita del Comitato: dalla raccolta firme alle cene di autofinanziamento, dall'incontro con gli Amministratori al ricorso al TAR, dalla biciclettata di maggio alle assemblee e manifestazioni pubbliche. Potete vedere le foto nella slideshow a fianco o direttamente nel nostro album. Un anno vissuto intensamente. Un risultato è stato ottenuto, nel nostro territorio a bruciare sarà per ora solo il vecchione e non tonnellate e tonnellate di scarti di macellazione e corpi interi di animali.
La battaglia continua contro il rendering; ci diamo appuntamento nel 2013 con nuove iniziative!
domenica 16 dicembre 2012
Buon Compleanno, Comitato!
Era il 16 dicembre 2011 quando in una saletta di Spilamberto una decina di persone costituiva il Comitato No Impianto a Biomasse Inalca alfine di tutelare la salute e l'ambiente del territorio di Castelvetro e comuni limitrofi, in particolare in riferimento al progettato impianto di cogenerazione a biomasse animali di Inalca spa.
E' stato un anno intenso, a volte travagliato, in cui - come ha scritto Federico Picerni in una graditissima lettera di auguri - il Comitato ha rappresentato un punto di riferimento per migliaia di cittadini che non accettano che per il vantaggio economico di uno siano messe a repentaglio la salute, la qualità di vita, gli interessi economici dei cittadini di ben tre Comuni.
In questo anno ci siamo chiesti se davvero le Amministrazioni locali siano al servizio dei cittadini e se il loro operato sia sempre trasparente, in grado non solo di riconoscere il diritto di partecipare, conoscere e decidere, ma di facilitare l'esercizio di tale diritto da parte di tutti.
Troppo spesso abbiamo avuto l'impressione che uno solo pesasse più di tanti e che i comportamenti non fossero improntati a quel principio di ragionevolezza che farebbe sì ci fosse almeno equilibrio tra le varie esigenze.
Pensavamo un anno fa che realizzare un impianto per bruciare scarti animali pericolosi per produrre energia, di fianco uno stabilimento alimentare e all'interno di un territorio densamente abitato e caratterizzato da un agricoltura di pregio, non fosse per nulla logico. Con il passare del tempo ce ne siamo convinti sempre più, grazie allo studio intenso e alla collaborazione di esperti come Stefano Montanari e Roberto Monfredini (leggi qui un resoconto di quest'ultimo sul caso Inalca).
Grazie all'opera degli esperti e dei tanti attivisti che banchetto dopo banchetto hanno lavorato per informare, sensibilizzare, raccogliere fondi siamo arrivati a fermare - almeno temporaneamente - il progetto del cogeneratore, mentre è stato approvato il nuovo progetto di rendering. Mentre da una parte i rischi per la qualità della vita (probabili odori nauseabondi) e il deprezzamento di case e terreni sono evidenti, ci domandiamo quali ne siano i vantaggi, per i cittadini attuali e futuri; non certo l'occupazione, come affermato dai rappresentanti della stessa Ditta.
Anche se fosse legittima l'approvazione da parte della Provincia di tale progetto - ma così non crediamo ed è per questo che abbiamo fatto ricorso al TAR - ci domandiamo se sia ragionevole costruire proprio qui, in un territorio già pesantemente inquinato e che ha già versato negli anni un pesante tributo ad impianti maleodoranti che tra l'altro si stanno allargando (SAPI).
Ci domandiamo infine perché non è stata presa in considerazione la cosiddetta "opzione zero", cioè la ricerca di soluzioni alternative al progetto, compresa la possibilità di non realizzarlo affatto. Si è fatto riferimento a una generica compatibilità con la filiera produttiva e si è arrivati a scrivere che l'impianto sostituirebbe l'inceneritore dismesso in realtà tra il 2005 e il 2006.
L'approvazione da parte della Provincia è potuta avvenire perché il Consiglio comunale di Castelvetro ha approvato in tempi rapidissimi il Piano di sviluppo aziendale di Inalca - l'impianto sarebbe realizzato a poca distanza dal torrente Guerro - e si accinge a deliberare su una variante al PRG.
Probabilmente già lunedì 17 dicembre alle 20 si parlerà di questo e invitiamo pertanto tutta la cittadinanza a partecipare alla seduta del Consiglio a Castelvetro.
Ringraziamo le numerosissime persone che, con la loro presenza alla prima festa di compleanno del comitato tenutasi nello splendido scenario di Villa Cialdini - Tenuta Chiarli
hanno da un lato contribuito economicamente alle ingenti spese derivanti dal ricorso al TAR e dall'altro hanno dimostrato quanto la sensibilità ambientale sia radicata tra la popolazione. E' dispiaciuto per le persone che non hanno potuto partecipare per il rapido esaurimento dei posti disponibili, ma vi saranno altre occasioni nei prossimi mesi.
La mobilitazione continua attraverso la raccolta firme, le assemblee, la raccolta fondi. Abbiamo bisogno dell'aiuto di tutti perché le spese legali sono ingenti e la battaglia sarà lunga. Vi invitiamo a versare un contributo sul nostro conto corrente (vedi gli estremi nella colonna di destra): difendiamo l'aria che respiriamo!
martedì 27 novembre 2012
Banchetto del Comitato

Oggi 2 dicembre 2012 il Comitato allestirà un banchetto in occasione della Festa del Superzampone a Castelnuovo Rangone.
Continueremo a raccogliere le firme contro l'impianto di Rendering dell'Inalca e contributi economici per il ricorso al TAR. Continua così la campagna di autofinanziamento "Bevi alla tua salute"!

Ci trovate in centro, tra edicola e Banca Unicredit
Partecipate perché l'aria è di tutti!
lunedì 12 novembre 2012
Comunicato
Chiarimento in ordine al rapporto del Comitato “No Impianto a Biomasse Inalca” con Movimenti e Partiti politici.
Il Consiglio direttivo del Comitato esprime gratitudine a tutti coloro che hanno sostenuto la lotta contro il progetto Inalca, avendo fatto conoscere il progetto stesso e partecipando attivamente all’opera di informazione e sensibilizzazione.
Nel contempo il Consiglio Direttivo del Comitato intende puntualizzare quanto segue:
a) il Comitato con le sole proprie forze ha deciso di affrontare una battaglia contro il progetto di un colosso economico come Inalca, facendosi carico di tutte le spese e in specie quelle legali per il ricorso al TAR, con il contributo di semplici cittadini, senza alcuna distinzione di appartenenza politica;
b) il Comitato è e resterà apartitico, cioè non appoggia alcuna forza politica e rivendica la propria autonomia, non essendo disponibile ad essere strumentalizzato da alcuno. S’invitano pertanto tutte le realtà politiche e associative a concordare ogni iniziativa che coinvolga il Comitato stesso e di fare riferimento per questo unicamente al Consiglio direttivo, mediante la mail ufficiale: info@noinceneritoreinalca.it
c) Il Comitato intende puntualizzare che il docu-film “Il caso Inalca”, di cui si condividono peraltro intenzione e contenuto, è stato prodotto esclusivamente dal Movimento 5 Stelle, senza la collaborazione del Comitato stesso. Solo successivamente è stato richiesto di figurare come co-autori e patrocinatori dell’iniziativa, ancora prima di potere visionare il filmato. Si ritiene che le modalità con cui sono state condotte le cose abbiano potuto ingenerare confusione.
d) Il Comitato intende proseguire la propria lotta (che è di tutti i 6000 Cittadini che finora hanno sottoscritto la petizione), avvalendosi del sostegno di tutto coloro che ne condividono gli obiettivi e in particolare intende collaborare con altri Comitati civici che sono sorti sul territorio. Invita e sollecita tutti i cittadini e le realtà di produzioni agricole di eccellenza del nostro territorio, a partecipare in modo attivo alle diverse iniziative per raggiungere lo scopo comune: la non realizzazione dell’Impianto a Biomasse Inalca (rendering).
lunedì 22 ottobre 2012
mercoledì 10 ottobre 2012
Dichiarazione alla stampa
Ritengo che la stampa sia già ampiamente al corrente dei termini della vertenza Inalca che si trascina da circa un anno. La sola novità che io abbia da annunciarvi a tale proposito è l’avvenuta (lunedì scorso, 8 ottobre) presentazione del nostro ricorso al TAR regionale, tramite gli avvocati Alessandra Magnani (di Bologna) e Massimo Grillenzoni (di Modena), contro il via libera a un impianto di rendering concesso dalla Provincia a fine giugno.
Cos’è il rendering? È un processo di bollitura di scarti animali volto ad ottenerne grassi e farine destinate allo smaltimento. Va precisato che l’Inalca è autorizzata a trattare carcasse di categoria 1, ossia sospette di essere infette e che un trattamento a meno di 100 gradi non distrugge gli agenti patogeni, certamente non il prione della mucca pazza. Quindi anche gli artefatti di grassi e le farine ottenuti potranno essere infetti: potenziali rifiuti, insomma, che la ditta, appoggiandosi anche a recentissime, controverse, disposizioni di legge nazionali (dgs 134 del 7 agosto 2012) s’ingegna di far passare per sottoprodotti.
Perché il Comitato si oppone e quali sono, a suo parere, gli inconvenienti del progetto approvato dalla Provincia?
Porrei piuttosto, anzitutto, la questione di sapere quali ne sono i vantaggi, i benefici supposti per il territorio e le popolazioni. Infatti ogni iniziativa va valutata in base ad un confronto costi / benefici, danni / benefici. E, nel caso specifico, la prima cosa da rilevare e sottolineare è che, per il territorio e le popolazioni interessate, i benefici sono comunque pari allo zero. Come è stato ammesso dall’azienda medesima, non vi sarà neppure creazione sensibile di posti di lavoro.
A fronte dei vantaggi zero, le controindicazioni saranno, invece, ben sensibili e di molteplice natura: aumento considerevole del traffico di mezzi pesanti, consumo accresciuto di risorse idriche, rischio di ricorrenti fughe di emissioni odorifere (negato dall’Inalca, ma in modo poco credibile), rincrudire degli inquinamenti, pericoli vari connessi con il trattamento di materiali infetti, con la contiguità dello stabilimento per il trattamento delle carni sane e del rendering, dello stesso rendering e del fiume Guerro con possibile contaminazione delle acque, perplessità circa le destinazioni finali dei grassi e delle farine da processo di bollitura, ripercussioni negative sulla qualità delle produzioni d’eccellenza agricole ed agro-alimentari del territorio, svalutazione finanziaria dei terreni, nonché degli immobili industriali e d’abitazione.
Preoccupazione supplementare: il progetto di cogeneratore ed inceneritore non è stato bocciato in maggio dalla Provincia, come in modo frettoloso e superficiale la stampa ha annunciato, bensì semplicemente ritirato dall’azienda. L’autorizzazione sul rendering potrebbe essere solo un primo passo. Accenni ed indiscrezioni varie lasciano pensare che Inalca starebbe muovendo pedine a Roma e Bruxelles per ottenere modifiche, aggiustamenti o deroghe alle normative ambientali e sanitarie vigenti allo scopo di ripresentare il suo progetto n. 1.
Mi preme aggiungere che non crediamo sia l’ora d’incoraggiare in genere in Europa e in Italia il consumo eccessivo e smodato di carni (da cui disturbi cardiocircolatori, obesità), né, pertanto, la produzione industriale di carni e articoli a base di carne.
Ma vorrei richiamare l’attenzione dei media in particolare su ciò che ci dice l’intera vicenda circa le carenze dei nostri sistemi di gestione amministrativa, la mancanza di trasparenza delle procedure decisionali, la mancanza d’informazione effettiva e consultazione delle popolazioni su questioni sensibili e di primario - quanto immediato - interesse per le stesse, la scarsa attenzione dei pubblici poteri e persino lo scarso rispetto nei confronti di organizzazioni spontanee di cittadini che intendano tutelare i loro diritti, insomma il difetto palese di democrazia reale in un paese che si sciacqua ad ogni piè sospinto la bocca con bei paroloni quali, appunto, “democrazia”, a seguire con “libertà”, “parità”, “solidarietà” e simili.
Manfredi Lanza
Presidente del Comitato NO impianto a biomasse Inalca
lunedì 17 settembre 2012
Industrie e cittadinanze
Dal secondo dopoguerra abbiamo avuto uno scatenarsi dell’industrializzazione, quindi – nel mondo – della finanziarizzazione, mosso da una cieca fede nel progresso materiale e di cui si sono fatti interessati campioni individui ambiziosi, spesso scarsamente dotati di senso etico o morale. Possibili, se non immancabili, effetti perniciosi di questa corsa sfrenata al tornaconto e al consumo si sono manifestati con chiarezza clamorosa soprattutto a partire dagli anni Settanta del secolo scorso: si pensi agli incidenti nelle centrali nucleari, al caso Eternit, ad esempio; si pensi a come proprio in questi mesi e giorni i nodi siano venuti al pettine a Taranto e stia deflagrando la vicenda dell’ILVA; si tenga presente più in generale la crisi economica che sta attraversando l’Occidente a seguito di campagne e operazioni finanziarie dissennate di cui sono stati principale teatro gli Stati Uniti. Negli ultimi decenni si è venuta sviluppando nelle popolazioni la consapevolezza che occorre mettere un freno regolamentare agli sfruttamenti indiscriminati delle risorse naturali, agli sprechi di risorse e di beni di consumo; che non si può lasciar correre liberamente l’umanità verso profitti presunti suscettibili di rivelarsi bombe a ritardamento, profitti di pochissimi a danno della gente, distruttivi dell’ambiente naturale e sociale in cui si iscrive e da cui dipende l’evolversi dell’umanità. I riflessi di questa generale e mondiale situazione si ritrovano, ovviamente, anche a livello locale, nei più diversi angoli del mondo. Con la particolarità, semmai, che la reazione alla follia iperprogressista raggiunge con ritardo e non facilmente le provincie.
| Ilva di Taranto (da Internet) |
Quale utilità può avere in un paesino tranquillo con una sua storia risalente alla più remota antichità, attorniato da ameni paesaggi e ubertose campagne che danno prodotti agroalimentari d’eccellenza, per un paesino insomma a vocazione agricola e turistica, l’impiantarsi o espandersi ivi di un’industria, peggio di una grande industria, di trattamento di carni con distribuzione a livello nazionale o internazionale? Certo, l’azienda fornirà posti di lavoro, non necessariamente a nativi della zona. Ma, d’altra parte, impatterà pesantemente sull’ambiente, cagionerà un incremento problematico della circolazione di autocarri in ragione delle necessità di trasporto del bestiame e carcasse di bestiame verso gli stabilimenti, quindi del prodotto verso le destinazioni finali. Rilascerà emissioni odorifere o, peggio, inquinanti (CO2, anidride solforosa, diossina, nanoparticelle). Assorbirà ingenti quantitativi d’acqua dalle falde e scaricherà fluidi non privi di componenti tossici a fiume. Ne risulterà un deterioramento dei terreni circostanti e della qualità delle specialità alimentari (lambrusco, aceto balsamico, parmigiano reggiano, frutta e verdura). Ne risulterà un sensibile abbassamento del valore dei terreni e degli immobili d’abitazione. Ne risulteranno danni per la qualità della vita e per la sanità pubblica, a fronte di vantaggi per la popolazione pari, in pratica, allo zero.
| La campagna attorno a Castelvetro (Mo) (da Internet) |
E cosa dire dello stesso fulcro e oggetto dell’attività dell’industria in parola: si ritiene sia veramente utile, proficuo, sano macellare, trattare, condizionare tonnellate e tonnellate di carni bovine in un centro unico per distribuirle in tutt’Italia in particolare sotto forma di macinati per fast food? Tanto per incominciare, è da incoraggiare ancora oltre i livelli raggiunti il consumo alimentare di carni con i problemi sanitari da disturbi cardiocircolatori e da obesità riscontrati sempre più acutamente in tutto il mondo occidentale? Non sarebbe più ragionevole limitarli e soddisfarli il più possibile grazie a strutture locali di dimensioni umane e mediante approvvigionamento diretto in situ? È sensato (fabbisogno smodato di foraggi che riduce le superfici destinate alla produzione di derrate per l’alimentazione umana diretta) ed è etico l’allevare mandrie sterminate per una sistematica macellazione nel cui ambito i capi di bestiame sono «cosificati» e ridotti a semplice materia prima alimentare con un freddo cinismo che ricorda quello dei tristi campi di sterminio nazisti? Si aggiunga che il progetto d’impianto n. 2 dell’Inalca (rendering) prevede, non meno del n. 1 ritirato in extremis per evitarne la bocciatura, il trattamento di carni di bestiame infetto e portatore potenziale di gravi malattie (categoria 1). La normativa europea e nazionale vuole che queste carni, in cui si annidano germi di pericolosità anche estrema per la salute umana, vengano arse ad altissime temperature ed incenerite. Il trattamento di rendering è una bollitura a temperature relativamente miti: l’Inalca userà i fluidi grassi o oli che ne deriveranno come combustibile per i suoi motori, ma cosa farà con le farine da carni di categoria 1? Non è affatto chiaro. A norma di legge, non può trasportarle verso altre ditte sul territorio nazionale, tanto meno trasferirle a ditte che non trattino la categoria 1. Donde un dubbio non da poco e una preoccupazione in più per i cittadini, che già non hanno alcun bisogno sul loro territorio di uno stabilimento del genere e non possono ripromettersi che di ricavare danni e fastidi dal suo potenziamento. Il progetto n. 2 gioca sulle parole facendo figurare come sottoprodotti quelli che sono in realtà rifiuti e viola, non meno del n.1, le normative sanitarie e ambientali vigenti.
| Un impianto di rendering in Croazia (da Internet) |
Ma i pubblici poteri, le amministrazioni, non sentono da questo orecchio. Da sempre sono legati alle industrie da un tacito patto di solidarietà. Ciò, perché da un lato continuano a funzionare a livello mentale nella logica di un’economia fondata sul progresso industriale rozzamente inteso; d’altro lato, perché tra essi e le industrie vi è tutto un intreccio di interessi, a livello istituzionale e, talvolta, anche personale. Industriali e amministratori pubblici formano una casta dominante, con l’alibi della democrazia. È così che un umile comitato civico il quale si propone di tutelare l’interesse generale, basato sul volontariato e in cui spendono gratuitamente il loro tempo, le loro forze (e persino, in quest’epoca di penuria, denari!) lavoratori ordinari viene a scontrarsi con sindaci, assessori e personale della Provincia. Dopo aver evitato di dare pubblicità all’avallo di progetti industriali (il primo dei quali – almeno quello – scandaloso alla luce delle normative vigenti); dopo aver fatto di tutto (elusività e scadenze ravvicinate) perché il comitato non potesse presentare sue osservazioni in Provincia; dopo avergli negato di poter fare sentire la sua voce nelle sedi decisionali; dopo aver addirittura insinuato che le riunioni d’informazione da esso organizzate con successo configurassero un’indebita interferenza al limite del procurato allarme; ora è prevedibile che gli autoreferenziali pseudo rappresentanti delle popolazioni si straccino le vesti: esaurita ogni speranza di risolvere la vertenza in chiave di ragionevolezza e con le buone, il Comitato No Impianto a Biomasse Inalca si è rivolto ai tribunali.
Manfredi Lanza, presidente del Comitato
sabato 15 settembre 2012
giovedì 19 luglio 2012
sabato 7 luglio 2012
Domandare è lecito
Tutto ciò che riguarda la salute non è questione irrilevante. Per questo stiamo mettendo sotto la lente d'ingrandimento il Verbale con il quale si autorizza l'impianto di trattamento di sottoprodotti di origine animale di categoria 1 (i più pericolosi) e che dovrebbe sorgere nel territorio di Castelvetro (Modena), bandiera arancione del Touring Club Italiano.
Prima domanda : perchè nel Verbale si fa riferimento al regolamento dell'Unione Europea 142 del 2011 e non si fa alcun cenno al reg. 749/2011 che il primo ha modificato, escludendo l'uso di prodotti derivati dalla fusione di grassi di cat.1? Nel contempo si parla di "coerenza del progetto con la vigente normativa sanitaria" (p. 59 del Verbale).
Seconda domanda: perché si accoglie la dichiarazione di Inalca circa la destinazione delle farine animali e del grasso di colatura, citando come utilizzatori finali la Tampieri Energie di Faenza e la Silo di Firenze (cf. p. 44 del Verbale), quando la prima ditta è autorizzata solo al coincenerimento e la seconda a trattare esclusivamente materiali di cat. 3, come si desume dall'elenco del Ministero della Salute?
Terza domanda: come mai il Comune di Castelnuovo Rangone ha ritenuto superata la propria osservazione (cf. p. 18 Allegato A)?
In essa aveva tra l'altro affermato:
Continueremo ad approfondire questi e altri argomenti avvalendoci dell'opportuna assistenza legale.
Seconda domanda: perché si accoglie la dichiarazione di Inalca circa la destinazione delle farine animali e del grasso di colatura, citando come utilizzatori finali la Tampieri Energie di Faenza e la Silo di Firenze (cf. p. 44 del Verbale), quando la prima ditta è autorizzata solo al coincenerimento e la seconda a trattare esclusivamente materiali di cat. 3, come si desume dall'elenco del Ministero della Salute?
Terza domanda: come mai il Comune di Castelnuovo Rangone ha ritenuto superata la propria osservazione (cf. p. 18 Allegato A)?
In essa aveva tra l'altro affermato:
«... trattandosi l’impianto di cui in oggetto, di nuovo impianto per il trattamento di rifiuti di origine animale (sottoprodotti di categoria 1) con valorizzazione energetica, l’area individuata per la costruzione non risulta compatibile con quanto attualmente presente all’interno degli strumenti pianificatori provinciali in vigore e, pertanto, si ritiene il progetto inammissibile».
Continueremo ad approfondire questi e altri argomenti avvalendoci dell'opportuna assistenza legale.
sabato 30 giugno 2012
giovedì 7 giugno 2012
No impianto Inalca!
Il Consiglio Comunale di Castelvetro (Mo) ha approvato lo scorso 4 giugno il Piano di sviluppo e qualificazione aziendale di Inalca SpA, che prevede la realizzazione di un impianto di trattamento di scarti animali pericolosi (rendering).
Dopo la bocciatura da parte della Provincia dell’impianto di cogenerazione a biomasse animali, la Ditta ha chiesto e ottenuto che fosse valutata a parte la sezione del progetto riguardante il trattamento dei sottoprodotti animali di cat. 1, affermando di ritenere «prioritaria la realizzazione della sezione di rendering , che può essere alimentata dai motori e dalle caldaie già esistenti».
In questo modo, dopo avere affermato come vitale la necessità di produrre energia da fonti rinnovabili, Inalca si appresta ora a realizzare un impianto di bollitura e trattamento di scarti che assorbirà una grande quantità di energia elettrica e termica utilizzando metano.
Ci domandiamo:
- Qual è la logica di questo intervento?
- Quale pericolo comporterà il trasporto e il trattamento di materiale a rischio, nel contesto di uno stabilimento di produzione alimentare?
- Lo stabilimento di Castelvetro diventerà il collettore di tutte le carcasse animali, provenienti anche da altre regioni e dall'estero?
- Quanta acqua sarà prelevata dai pozzi per trattare questi scarti, quando il Piano Territoriale prevede l’azzeramento idrico?
- Dove finirà l’acqua di risulta dei processi (anch'essa di cat. 1 e cioè pericolosa)?
- Cosa comporterà la presenza di grandi serbatoi di grasso pericoloso, nelle immediate vicinanze del torrente Guerro e in zona sismica?
- Quali e quante saranno le emissioni moleste (puzze) in un territorio che non è più di aperta campagna, ma zona residenziale, già caratterizzato dalla presenza di impianti inquinanti?
- Quale danno ne deriverà per le nostre colture di pregio e il valore degli immobili?
- Perché si sta facendo tutto con grande urgenza?
Non vogliamo che Castelvetro diventi il paese della puzza
e che si realizzi un impianto insalubre nel nostro territorio!
e che si realizzi un impianto insalubre nel nostro territorio!
Ci diamo appuntamento
LUNEDI 11 GIUGNO ALLE ORE 14.30 DI FRONTE AL PALAZZO DELLA PROVINCIA
VIALE JACOPO BAROZZI 340 - MODENA
venerdì 1 giugno 2012
Consiglio comunale di Castelvetro
Il prossimo Lunedì 4 Giugno ore 20 è stato convocato il Consiglio Comunale di Castelvetro (MO) in cui sarà approvato il piano di sviluppo e qualificazione aziendale di Inalca SPA. La Ditta ha presentato infatti un progetto per il trattamento degli scarti animali (rendering) che rende necessaria una variante del PRG.
Dopo la bocciatura del cosiddetto impianto di termovalorizzazione, presentato come vitale dall'azienda stessa, viene così presentato un nuovo progetto (su cui la Provincia dovrà esprimersi), che comporterà problemi legati al trattamento di materiali di scarto pericolosi (cat. 1),che per legge possono solo essere inceneriti.
Vi sarà anche una notevole emissione in atmosfera di odori molesti.
Tale impianto causerà probabili danni all'agricoltura di pregio e all'immagine del territorio, per non parlare della svalutazione degli immobili.
Il nostro territorio è abitato da migliaia di persone che hanno diritto a una qualità di vita degna di questo nome.
Dopo la bocciatura del cosiddetto impianto di termovalorizzazione, presentato come vitale dall'azienda stessa, viene così presentato un nuovo progetto (su cui la Provincia dovrà esprimersi), che comporterà problemi legati al trattamento di materiali di scarto pericolosi (cat. 1),che per legge possono solo essere inceneriti.
Vi sarà anche una notevole emissione in atmosfera di odori molesti.
Tale impianto causerà probabili danni all'agricoltura di pregio e all'immagine del territorio, per non parlare della svalutazione degli immobili.
Il nostro territorio è abitato da migliaia di persone che hanno diritto a una qualità di vita degna di questo nome.
Per queste e altre motivazioni che il Comitato si riserva di approfondire, continuiamo la nostra lotta!
INVITIAMO TUTTI I CITTADINI A PARTECIPARE ALLA RIUNIONE DEL CONSIGLIO COMUNALE PER MANIFESTARE PACIFICAMENTE IL PROPRIO DISSENSO
LUNEDI' 4 GIUGNO 2012, ORE 20
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