PROGETTO
INALCA
Rinnovato
il ricorso al TAR
Il
Comitato chiede ai sostenitori un contributo finanziario
Cinque
anni fa il Comitato NO IMPIANTO BIOMASSE INALCA (oggi TERRE di
CASTELLI), insieme con le altre iniziative di lotta messe in campo
(raccolta di oltre 6.000 firme, volantinaggi, assemblee e
manifestazioni pubbliche) si rivolse agli organi di giustizia
amministrativa (TAR) e penale (Procura della Repubblica di Modena).
Il
ricorso al TAR presentato con il supporto dei legali del CODACONS
evidenziava, oltre a varie carenze procedurali nell’autorizzazione
concessa dalla Provincia per l’attivazione del RENDERING, due punti
sostanziali di distonia del progetto INALCA rispetto alle normative
allora vigenti:
-
la non considerazione del divieto, stabilito dalla legge, di utilizzare scarti di lavorazione e altri cascami classificati in categoria 1 (la più pericolosa) per produrre oli combustibili da bruciare nel mega-impianto di produzione di energia;
-
il mancato rispetto della normativa regionale (Delibera 51/2011) che prevede, nei territori già inquinati come i nostri, l’obbligo del “saldo zero” delle emissioni, ovvero la possibilità di avviare un impianto a biomasse solo a fronte di un diminuzione, di pari entità, delle emissioni provenienti da un’ altra fonte di inquinamento.
L’esposto
alla Procura della Repubblica segnalava un’affermazione, a nostro
parere non veritiera, nel calcolo presentato dall’azienda sulla
destinazione dell’aria mefitica che si sarebbe creata lavorando nel
rendering i cascami
e le carcasse
animali per
produrre l’olio combustibile. Secondo i nostri calcoli sarebbe
stato impossibile che quest’aria venisse assorbita interamente dai
motori dell’impianto, come asserito dal progetto aziendale, anzi
sarebbe stato giocoforza che venisse dispersa in aria creando un
considerevole disagio agli abitanti, in termini di cattivi odori
percepibili fino a qualche chilometro di distanza.
Orbene,
dopo quasi sei
anni, non ci è dato conoscere quale
esito avranno le nostre istanze. Non solo. Nel caso del ricorso al
TAR abbiamo appreso che, trascorsi 5 anni dalla presentazione, chi
ricorre deve confermare di essere ancora interessato ad avere una
sentenza, pena la decadenza del procedimento. Tralasciando ogni altra
considerazione in merito, abbiamo comunque deciso di “rinnovare”
l’istanza, al “modico” costo di 1.268
euro, otre ai 4.775
già anticipati per le spese legali legate alla prima presentazione
del ricorso.
Come
potete rilevare dalla pubblicazione sul sito del Comitato del
bilancio relativo al 2017, i soldi in cassa c’erano. Ad oggi, dopo
questo esborso rimangono 5.647
euro.
Il
costo complessivo del ricorso al TAR si aggirerà sui 13.900
euro di cui 6.043
già versati e circa
7.800
ancora da pagare.
Considerate inoltre altre
spese da mettere
in preventivo, (spese per conto corrente, bolli vari, commercialista
per le dichiarazioni fiscali, ecc.) possiamo calcolare che, oltre ai
5.647 attualmente in cassa, serviranno nei prossimi 2-3 anni, almeno
altri 3.000 euro.
Ricordiamo
inoltre che il Comitato, oltre alla vertenza INALCA, è stato ed è
impegnato su altre questioni quali
le Serre AGRIVISION di Settecani e sul
tema delle emissioni odorigene delle aziende del settore carni di
Castelnuovo. Ognuna di queste iniziative
comporta dei costi.
Abbiamo
potuto svolgere la nostra attività grazie al lavoro volontario, alle
iniziative per raccogliere fondi e alle piccole donazioni volontarie.
E’ indispensabile, per mantenere in vita il nostro Comitato, che ci
sia, da subito, un ulteriore
sforzo finanziario
da parte di chi condivide le nostre battaglie.
Per
questo ci rivolgiamo ancora a tutti i soci
ed amici chiedendo di
sostenerci con un contributo in denaro da
effettuare sul nostro
C/C:
Banco
BPM SpA
Dip
0417 – Castelvetro MO
IBAN:
IT54X 05034 66710 000000004343
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