venerdì 11 maggio 2018

PROGETTO INALCA
Rinnovato il ricorso al TAR
Il Comitato chiede ai sostenitori un contributo finanziario


Cinque anni fa il Comitato NO IMPIANTO BIOMASSE INALCA (oggi TERRE di CASTELLI), insieme con le altre iniziative di lotta messe in campo (raccolta di oltre 6.000 firme, volantinaggi, assemblee e manifestazioni pubbliche) si rivolse agli organi di giustizia amministrativa (TAR) e penale (Procura della Repubblica di Modena).
Il ricorso al TAR presentato con il supporto dei legali del CODACONS evidenziava, oltre a varie carenze procedurali nell’autorizzazione concessa dalla Provincia per l’attivazione del RENDERING, due punti sostanziali di distonia del progetto INALCA rispetto alle normative allora vigenti:
  • la non considerazione del divieto, stabilito dalla legge, di utilizzare scarti di lavorazione e altri cascami classificati in categoria 1 (la più pericolosa) per produrre oli combustibili da bruciare nel mega-impianto di produzione di energia;
  • il mancato rispetto della normativa regionale (Delibera 51/2011) che prevede, nei territori già inquinati come i nostri, l’obbligo del “saldo zero” delle emissioni, ovvero la possibilità di avviare un impianto a biomasse solo a fronte di un diminuzione, di pari entità, delle emissioni provenienti da un’ altra fonte di inquinamento.
L’esposto alla Procura della Repubblica segnalava un’affermazione, a nostro parere non veritiera, nel calcolo presentato dall’azienda sulla destinazione dell’aria mefitica che si sarebbe creata lavorando nel rendering i cascami e le carcasse animali per produrre l’olio combustibile. Secondo i nostri calcoli sarebbe stato impossibile che quest’aria venisse assorbita interamente dai motori dell’impianto, come asserito dal progetto aziendale, anzi sarebbe stato giocoforza che venisse dispersa in aria creando un considerevole disagio agli abitanti, in termini di cattivi odori percepibili fino a qualche chilometro di distanza.
Orbene, dopo quasi sei anni, non ci è dato conoscere quale esito avranno le nostre istanze. Non solo. Nel caso del ricorso al TAR abbiamo appreso che, trascorsi 5 anni dalla presentazione, chi ricorre deve confermare di essere ancora interessato ad avere una sentenza, pena la decadenza del procedimento. Tralasciando ogni altra considerazione in merito, abbiamo comunque deciso di “rinnovare” l’istanza, al “modico” costo di 1.268 euro, otre ai 4.775 già anticipati per le spese legali legate alla prima presentazione del ricorso.
Come potete rilevare dalla pubblicazione sul sito del Comitato del bilancio relativo al 2017, i soldi in cassa c’erano. Ad oggi, dopo questo esborso rimangono 5.647 euro.
Il costo complessivo del ricorso al TAR si aggirerà sui 13.900 euro di cui 6.043 già versati e circa 7.800 ancora da pagare.
Considerate inoltre altre spese da mettere in preventivo, (spese per conto corrente, bolli vari, commercialista per le dichiarazioni fiscali, ecc.) possiamo calcolare che, oltre ai 5.647 attualmente in cassa, serviranno nei prossimi 2-3 anni, almeno altri 3.000 euro.
Ricordiamo inoltre che il Comitato, oltre alla vertenza INALCA, è stato ed è impegnato su altre questioni quali le Serre AGRIVISION di Settecani e sul tema delle emissioni odorigene delle aziende del settore carni di Castelnuovo. Ognuna di queste iniziative comporta dei costi.
Abbiamo potuto svolgere la nostra attività grazie al lavoro volontario, alle iniziative per raccogliere fondi e alle piccole donazioni volontarie. E’ indispensabile, per mantenere in vita il nostro Comitato, che ci sia, da subito, un ulteriore sforzo finanziario da parte di chi condivide le nostre battaglie.
Per questo ci rivolgiamo ancora a tutti i soci ed amici chiedendo di sostenerci con un contributo in denaro da effettuare sul nostro C/C:


Banco BPM SpA
Dip 0417 – Castelvetro MO
IBAN: IT54X 05034 66710 000000004343

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