...E LA MONTAGNA PARTORI’ IL TOPOLINO
L’11 giugno scorso, la Giunta Comunale di Castelvetro ha presentato e fatto approvare al Consiglio Comunale la normativa che pubblichiamo di seguito e che dovrebbe regolamentare la costruzione, nel territorio comunale, di centrali a biomasse.
Da sempre questo Comitato ha proposto a tutti i Comuni dell’Unione Terre di Castelli di adottare norme uniformi sugli impianti a biomasse e pensavamo che, quando ormai quasi quattro anni fa, Consiglio Comunale di Castelvetro impegnò, a stragrande maggioranza, la Giunta Franceschini ad adottare una regolamentazione in tal senso, si fosse compiuto un passo importante in questa direzione.
Il risultato è, purtroppo, alquanto deludente:
i tempi di durata biblica impiegati non hanno scusanti valide. Non si possono scaricare le inadempienze derivate da sottovalutazione e mancanza di volontà politica su carenze nella macchina comunale;
in questi 4 anni abbiamo più volte richiesto formalmente (recentemente con le nostre lettere del 12 dicembre 2017 e del 7 giugno 2018 – 5 giorni prima del Consiglio) che il nostro Comitato venisse consultato: NESSUNA RISPOSTA. Questo comportamento ha rappresentato un’aperta violazione di quanto previsto dallo Statuto del Comune di Castelvetro (articoli 7 e 8) là dove si richiama il valore della partecipazione popolare e di liberi gruppi di cittadini a temi come, ad esempio, l’ambiente;
i tempi di durata biblica impiegati non hanno scusanti valide. Non si possono scaricare le inadempienze derivate da sottovalutazione e mancanza di volontà politica su carenze nella macchina comunale;
in questi 4 anni abbiamo più volte richiesto formalmente (recentemente con le nostre lettere del 12 dicembre 2017 e del 7 giugno 2018 – 5 giorni prima del Consiglio) che il nostro Comitato venisse consultato: NESSUNA RISPOSTA. Questo comportamento ha rappresentato un’aperta violazione di quanto previsto dallo Statuto del Comune di Castelvetro (articoli 7 e 8) là dove si richiama il valore della partecipazione popolare e di liberi gruppi di cittadini a temi come, ad esempio, l’ambiente;
la stessa presentazione della proposta al Consiglio Comunale, affidata alla Responsabile dell’ Ufficio Tecnico, ha avuto un taglio meramente burocratico. Il Sindaco e la Giunta, con una buona dose di arroganza, hanno di fatto rifiutato il confronto sui contenuti di una materia così complessa anche con i gruppi consiliari delle altre forze politiche;
riconosciamo che alcuni contenuti delle normativa approvata colgono positivamente punti evidenziati dal nostro comitato (distanza di almeno 1 km dai centri abitati, rispetto delle zone di tutele ambientale e di produzioni agricole pregiate, obbligo di sistemi di postcombustione e di desolforazione per abbattere le emissioni inquinanti, …).
riconosciamo che alcuni contenuti delle normativa approvata colgono positivamente punti evidenziati dal nostro comitato (distanza di almeno 1 km dai centri abitati, rispetto delle zone di tutele ambientale e di produzioni agricole pregiate, obbligo di sistemi di postcombustione e di desolforazione per abbattere le emissioni inquinanti, …).
Il tutto però viene inficiato da formulazioni imprecise ed estremamente generiche come: ricadute degli inquinanti che invadano “significativamente” (?) (art.3), le “frequenze adeguate” (?)nei ricambi d’ aria (art.6) , “ l’ apposito studio” (?) per valutare l’ inquinamento prodotto dal trasporto delle biomasse (art7), la “filiera corta” (?) nelle forniture del materiale da bruciare, ecc…Basta questo, a nostro parere, per rendere la normativa approvata di difficile applicazione e fonte di contenzioso;
dulcis in fundo, oltre a queste formulazioni generiche che possono soltanto creare confusione in chi potrebbe investire nel settore biomasse e in chi dovrebbe controllare, l’ art. 5 consente al Consiglio Comunale di approvare deroghe rispetto ai divieti posti negli articoli precedenti.
Ma di cosa stiamo a parlare allora? Di poco, per non dire di niente.
Ancora una volta si è persa un’occasione per affrontare una discussione aperta e per cercare soluzioni che tutelassero la salute dei cittadini e le produzioni del nostro territorio dando a tutti certezze su cosa si può fare e cosa non si può e perché.
La vicenda della FAR PRO di Spilamberto è lì a dimostrare che di norme e regole serie e di controlli altrettanto seri ce n’è bisogno, eccome!

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