venerdì 14 febbraio 2020


L’ ASSEMBLEA DEI CITTADINI E IL NUOVO IMPIANTO INALCA
Il 23 gennaio scorso, presso l’Agriturismo Zanasi, si è tenuta l’assemblea dei cittadini della zona di Settecani, indetta dal Comitato No Biomasse Terre di Castelli per discutere del progetto del nuovo impianto INALCA, approvato da ARPAE e che attende il via libera dalla Conferenza dei Servizi (Sindaci, Assessori, ARPAE, ASL, ecc…) prevista per il 24 febbraio.
Al termine della discussione l’assemblea ha espresso le posizioni di seguito indicate:
  1. No ad una contrarietà di principio al progetto. Ma ferma richiesta che vengano osservate tutte le norme di legge e praticate tutte le migliori soluzioni tecniche disponibili per evitare di aggravare la già precaria situazione dal punto di vista ambientale che già vive la popolazione di Settacani e delle zone limitrofe (esalazioni prodotte da altre aziende nel comune di Castelnuovo, ecc.
  2. A questo proposito stupisce che, nel rilascio dell’autorizzazione, Arpae prenda per buone tutte le assicurazioni dell’azienda sulla validità delle misure che adotterà per limitare le emissioni odorigine (principale minaccia del progettato impianto) anziché stabilire vincoli stretti per impedirle. Si parte dalla affermazione aziendale che non si tratterebbe di un “rendering” (ovvero un “impianto dove avviene la fusione di sottoprodotti della macellazione di animali”, secondo la definizione usata proprio da Arpae) anche se contemporaneamente viene autorizzato a fondere tessuto grasso, parti molli, tessuto connettivo e ossa per farne prodotti destinati all’alimentazione umana o animale
E’ proprio INALCA che, in un passo della richiesta di autorizzazione afferma che “il nuovo impianto differisce di poco da quanto già autorizzato in precedenza” e ARPAE conferma.
  1. In particolare si rileva come, rispetto a precedenti autorizzazioni, ARPAE abbia eliminato le principali prescrizoni e si limiti ad avallare i generici impegni dell'azienda (es. “tutte le arie saranno trattate con impianto di abbattimento” “l’edificio sarà mantenuto chiuso tranne durante le operazioni di scarico facendo in modo di ridurre al minimo eventuali emissioni diffuse”, “non si prevede la formazione di arie maleodoranti”). Ebbene l’impianto di abbattimento previsto è del tipo SCRUBBER che funziona a liquido nebulizzato e, secondo INALCA, l’emissione così trattata, sarebbe “priva di inquinanti.” Invece ARPAE stessa dichiara, nell’indagine per il Progetto Odori del Comune di Castelnuovo, del 2015, pubblicata nel 2017, che la tecnologia SCRUBBER ha “un ridotto potere di abbattimento che si attesta intorno al 30-35% del carico odorigeno prodotto”. Un’altra tecnologia disponibile e introdotta in altre aziende,” il POSTCOMBUSTORE ha un potere di abbattimento intorno al 99% (lo afferma ARPAE nello studio di cui sopra).
Quanto all’affermazione sulla chiusura dell’edificio, l’impegno aziendale è assai labile e poco credibile. Manca l’indicazione di una soluzione del problema delle fughe di odori a portoni aperti che può essere rappresentata solo dal tenere l’area di scarico e quella di lavorazione in depressione, quindi isolare i mezzi che scaricano dall’ambiente esterno e realizzare uno specifico impianto di aspirazione.
In entrambi i casi si tratterebbe di un INVESTIMENTO aggiuntivo del cui costo beneficerebbero sia gli addetti alle lavorazioni che l’ambiente e le popolazioni interessate.
  1. L’ assemblea, inoltre, evidenzia che il regolamento del Comune di Castelvetro sulle biomasse, anche se formalmente non applicabile a questo nuovo impianto INALCA, stabilisce, al punto 2, che “ Le centrali a biomasse dovranno essere dotate di un postcombustore sulle emissioni al fine di garantire l’abbattimento degli odori derivanti dai processi che procedono il funzionamento dei motori”: quali sono questi processi? Quelli relativi al RENDERING. Quindi si chiede all’amministrazione di Castelvetro di farsi promotrice della stessa posizione, anche in questo caso del tutto assimilabile ad un impianto che produca, dagli scarti di lavorazione, olio combustibile per i motori di un impianto di cogenerazione di energia.
  2. L’ assemblea dei cittadini, chiede infine che i suoi rappresentanti vengano ascoltati in sede di Conferenza dei Servizi e dà mandato al Comitato NO IMPIANTI BIOMASSE TERRE DI CASTELLI di presentare le osservazioni del caso in detta sede e di mettere in atto tutte le azioni necessarie perché questo nuovo impianto, se realizzato, applichi tecnologie e processi che consentono di non aumentare la pressione sull’ equilibrio ambientale delle nostre zone, in parte già compromesso
Approvato all’ unanimità il 23 gennaio 2019



sabato 18 gennaio 2020

C'è un "nuovo progetto" che INALCA ha presentato per trattare 35.000 ton di sottoprodotti di macellazione che questa volta NON verranno bruciati, come affermato erroneamente in un sottotitolo di un articolo apparso ieri sulla stampa locale, ma trasformati tramite un processo di renderizzazione.
Ci saranno emissioni maleodoranti? Parliamone insieme!




martedì 24 dicembre 2019

Nel porgere a tutti i sostenitori gli Auguri di un BUON NATALE 2019, comunichiamo anche che il giorno 20/12/2019 è apparso sul sito ARPAE il seguente atto amministrativo che è una variazione dell'Autorizzazione Integrata Ambientale della ditta INALCA, stabilimento di Castelvetro e che ha come oggetto:

D.LGS. 152/06 PARTE SECONDA – L.R. 21/04. DITTA INALCA S.P.A., INSTALLAZIONE CHE EFFETTUA ATTIVITÀ DI MACELLAZIONE, TRATTAMENTO E TRASFORMAZIONE DI MATERIE PRIME ANIMALI E RECUPERO DI RESIDUI ANIMALI, SITA IN VIA SPILAMBERTO, n. 30/C A CASTELVETRO DI MODENA (MO). (RIF. INT. n. 151 / 1825020363) AUTORIZZAZIONE INTEGRATA AMBIENTALE - MODIFICA NON SOSTANZIALE

Il Presidente
Paolo Zanotti

martedì 7 maggio 2019


                                         SENTENZA TAR


Ricordiamo tutti la preoccupazione della cittadinanza per il progetto presentato dall'INALCA che prevedeva di produrre energia utilizzando circa 31.000 tonnellate annue di cascami di macellazione e autorizzato in parte dalla Provincia di Modena nel 2012.

Questo comitato ha raccolto oltre 6.000 firme, ha organizzato assemblee, volantinaggi e manifestazioni per bloccare questa iniziativa. Ha inoltre presentato un ricorso al TAR grazie anche all’aiuto finanziario di tanti cittadini ed associazioni.
Nei 5 anni trascorsi dall’autorizzazione provinciale, INALCA non ha dato avvio al progetto né ha presentato opposizione formale al nostro ricorso. Il Tribunale Amministrativo Regionale ha preso atto di questa situazione e ha dichiarato l’esaurimento delle ragioni della vertenza.

Oggi possiamo affermare con orgoglio che la vicenda si è conclusa senza che né il rendering (estrazione dei grassi dai cascami di macellazione) nè l’impianto nel suo insieme siano stati costruiti.

Ringraziamo tutti coloro che ci hanno sostenuto ed hanno creduto in noi fino alla fine, i volontari che si sono avvicendati in questi 7 anni e chiudiamo questo capitolo certi di avere dato un prezioso contributo alla vivibilità del territorio che abitiamo.
Il Presidente

Paolo Zanotti

martedì 17 luglio 2018





...E LA MONTAGNA PARTORI’ IL TOPOLINO
L’11 giugno scorso, la Giunta Comunale di Castelvetro ha presentato e fatto approvare al Consiglio Comunale la normativa che pubblichiamo di seguito e che dovrebbe regolamentare la costruzione, nel territorio comunale, di centrali a biomasse.
Da sempre questo Comitato ha proposto a tutti i Comuni dell’Unione Terre di Castelli di adottare norme uniformi sugli impianti a biomasse e pensavamo che, quando ormai quasi quattro anni fa, Consiglio Comunale di Castelvetro impegnò, a stragrande maggioranza, la Giunta Franceschini ad adottare una regolamentazione in tal senso, si fosse compiuto un passo importante in questa direzione.
Il risultato è, purtroppo, alquanto deludente:
i tempi di durata biblica impiegati non hanno scusanti valide. Non si possono scaricare le inadempienze derivate da sottovalutazione e mancanza di volontà politica su carenze nella macchina comunale;
in questi 4 anni abbiamo più volte richiesto formalmente (recentemente con le nostre lettere del 12 dicembre 2017 e del 7 giugno 2018 – 5 giorni prima del Consiglio) che il nostro Comitato venisse consultato: NESSUNA RISPOSTA. Questo comportamento ha rappresentato un’aperta violazione di quanto previsto dallo Statuto del Comune di Castelvetro (articoli 7 e 8) là dove si richiama il valore della partecipazione popolare e di liberi gruppi di cittadini a temi come, ad esempio, l’ambiente;
la stessa presentazione della proposta al Consiglio Comunale, affidata alla Responsabile dell’ Ufficio Tecnico, ha avuto un taglio meramente burocratico. Il Sindaco e la Giunta, con una buona dose di arroganza, hanno di fatto rifiutato il confronto sui contenuti di una materia così complessa anche con i gruppi consiliari delle altre forze politiche;
riconosciamo che alcuni contenuti delle normativa approvata colgono positivamente punti evidenziati dal nostro comitato (distanza di almeno 1 km dai centri abitati, rispetto delle zone di tutele ambientale e di produzioni agricole pregiate, obbligo di sistemi di postcombustione e di desolforazione per abbattere le emissioni inquinanti, …).
Il tutto però viene inficiato da formulazioni imprecise ed estremamente generiche come: ricadute degli inquinanti che invadano “significativamente” (?) (art.3), le “frequenze adeguate” (?)nei ricambi d’ aria (art.6) , “ l’ apposito studio” (?) per valutare l’ inquinamento prodotto dal trasporto delle biomasse (art7), la “filiera corta” (?) nelle forniture del materiale da bruciare, ecc…Basta questo, a nostro parere, per rendere la normativa approvata di difficile applicazione e fonte di contenzioso;
dulcis in fundo, oltre a queste formulazioni generiche che possono soltanto creare confusione in chi potrebbe investire nel settore biomasse e in chi dovrebbe controllare, l’ art. 5 consente al Consiglio Comunale di approvare deroghe rispetto ai divieti posti negli articoli precedenti.
Ma di cosa stiamo a parlare allora? Di poco, per non dire di niente.
Ancora una volta si è persa un’occasione per affrontare una discussione aperta e per cercare soluzioni che tutelassero la salute dei cittadini e le produzioni del nostro territorio dando a tutti certezze su cosa si può fare e cosa non si può e perché.
La vicenda della FAR PRO di Spilamberto è lì a dimostrare che di norme e regole serie e di controlli altrettanto seri ce n’è bisogno, eccome!

venerdì 11 maggio 2018

PROGETTO INALCA
Rinnovato il ricorso al TAR
Il Comitato chiede ai sostenitori un contributo finanziario


Cinque anni fa il Comitato NO IMPIANTO BIOMASSE INALCA (oggi TERRE di CASTELLI), insieme con le altre iniziative di lotta messe in campo (raccolta di oltre 6.000 firme, volantinaggi, assemblee e manifestazioni pubbliche) si rivolse agli organi di giustizia amministrativa (TAR) e penale (Procura della Repubblica di Modena).
Il ricorso al TAR presentato con il supporto dei legali del CODACONS evidenziava, oltre a varie carenze procedurali nell’autorizzazione concessa dalla Provincia per l’attivazione del RENDERING, due punti sostanziali di distonia del progetto INALCA rispetto alle normative allora vigenti:
  • la non considerazione del divieto, stabilito dalla legge, di utilizzare scarti di lavorazione e altri cascami classificati in categoria 1 (la più pericolosa) per produrre oli combustibili da bruciare nel mega-impianto di produzione di energia;
  • il mancato rispetto della normativa regionale (Delibera 51/2011) che prevede, nei territori già inquinati come i nostri, l’obbligo del “saldo zero” delle emissioni, ovvero la possibilità di avviare un impianto a biomasse solo a fronte di un diminuzione, di pari entità, delle emissioni provenienti da un’ altra fonte di inquinamento.
L’esposto alla Procura della Repubblica segnalava un’affermazione, a nostro parere non veritiera, nel calcolo presentato dall’azienda sulla destinazione dell’aria mefitica che si sarebbe creata lavorando nel rendering i cascami e le carcasse animali per produrre l’olio combustibile. Secondo i nostri calcoli sarebbe stato impossibile che quest’aria venisse assorbita interamente dai motori dell’impianto, come asserito dal progetto aziendale, anzi sarebbe stato giocoforza che venisse dispersa in aria creando un considerevole disagio agli abitanti, in termini di cattivi odori percepibili fino a qualche chilometro di distanza.
Orbene, dopo quasi sei anni, non ci è dato conoscere quale esito avranno le nostre istanze. Non solo. Nel caso del ricorso al TAR abbiamo appreso che, trascorsi 5 anni dalla presentazione, chi ricorre deve confermare di essere ancora interessato ad avere una sentenza, pena la decadenza del procedimento. Tralasciando ogni altra considerazione in merito, abbiamo comunque deciso di “rinnovare” l’istanza, al “modico” costo di 1.268 euro, otre ai 4.775 già anticipati per le spese legali legate alla prima presentazione del ricorso.
Come potete rilevare dalla pubblicazione sul sito del Comitato del bilancio relativo al 2017, i soldi in cassa c’erano. Ad oggi, dopo questo esborso rimangono 5.647 euro.
Il costo complessivo del ricorso al TAR si aggirerà sui 13.900 euro di cui 6.043 già versati e circa 7.800 ancora da pagare.
Considerate inoltre altre spese da mettere in preventivo, (spese per conto corrente, bolli vari, commercialista per le dichiarazioni fiscali, ecc.) possiamo calcolare che, oltre ai 5.647 attualmente in cassa, serviranno nei prossimi 2-3 anni, almeno altri 3.000 euro.
Ricordiamo inoltre che il Comitato, oltre alla vertenza INALCA, è stato ed è impegnato su altre questioni quali le Serre AGRIVISION di Settecani e sul tema delle emissioni odorigene delle aziende del settore carni di Castelnuovo. Ognuna di queste iniziative comporta dei costi.
Abbiamo potuto svolgere la nostra attività grazie al lavoro volontario, alle iniziative per raccogliere fondi e alle piccole donazioni volontarie. E’ indispensabile, per mantenere in vita il nostro Comitato, che ci sia, da subito, un ulteriore sforzo finanziario da parte di chi condivide le nostre battaglie.
Per questo ci rivolgiamo ancora a tutti i soci ed amici chiedendo di sostenerci con un contributo in denaro da effettuare sul nostro C/C:


Banco BPM SpA
Dip 0417 – Castelvetro MO
IBAN: IT54X 05034 66710 000000004343

lunedì 26 marzo 2018

RENDERING?




Nei giorni scorsi, il Comitato Ambiente e Salute Area Nord di Reggio Emilia ci ha inviato una corposa documentazione di cui pubblichiamo una parte. Riguarda l’azione che quel Comitato sta svolgendo per tutelare i cittadini dalle emissioni maleodoranti e non solo (vedi foto sopra) provenienti della ditta FARM SERVICE. Questa azienda gestisce un “rendering”, cioè un impianto di trasformazione di sottoprodotti di origine animale in farine (per la produzione di fertilizzanti e mangimi) e grasso colato (per altri usi industriali).

Ai primi di marzo, come documentato dalla stampa, dalle TV locali e da una relazione di ARPAE, dallo stabilimento Farm Service sono fuoriusciti liquami che si sono diffusi in fossi e canali circostanti creando ulteriore allarme nella popolazione.


Questo episodio, secondo il Comitato Ambiente e Salute, rappresenta solo la punta dell’ iceberg del disagio che le emissioni dello stabilimento da tempo creano alla popolazione delle zone limitrofe; lo si può evincere dalla documentazione che pubblichiamo di seguito, da cui emerge un quadro davvero preoccupante.
Riteniamo giusto diffonderla, non solo per una doverosa solidarietà nei confronti di chi sta conducendo le nostre stesse battaglie, ma anche perché i fatti e le situazioni che ne emergono potrebbero riproporsi nel nostro territorio in quanto:


  • La FARM SERVICE srl di Reggio Emilia, come documentato dalla visura camerale, risulta partecipata al 37% da INALCA Spa;


  • INALCA ha già avuto le autorizzazioni necessarie dal Comune e dalla Provincia per attivare un “rendering” presso il suo stabilimento di Castelvetro, con funzioni analoghe a quello di Reggio Emilia.


Ricordiamo inoltre, che nel progetto iniziale Inalca, oltre al “rendering”, era previsto un impianto in cui i grassi ottenuti sarebbero dovuti servire come combustibile per un mega impianto di produzione di energia. Questa parte del progetto è bloccata ma il “rendering” , per quanto ne sappiamo, potrebbe essere attivato in qualsiasi momento.







                                Comitato No Impianti Biomasse

                                            Terre di Castelli














Testo dell’intervento del Comitato di Roncocesi a sostegno della mozione di iniziativa popolare presentata in Consiglio Comunale di Reggio Emilia, il 22 gennaio scorso


Premessa: la Farm Service ritira scarti di macellazione (ossa, pelli, interiora) e dopo processo di cottura ottiene grasso e farine.


Gli odori nauseanti prodotti dalla farm service sono di :

-Carne putrescente
-Sangue
-Carne bruciata
-Aerosol di brodo caldo di carne putrescente
-Aerosol di disinfettante a base di cloro o simili.

Gli effetti sulla popolazione ossia sui “recettori” sono:

-Nausea e vomito
-Insonnia, quando la puzza nauseante arriva nelle ore notturne
-Mal di testa
-Irritazione occhi e vie aeree

Che cosa ha fatto la popolazione per reagire a questa situazione inaccettabile ed insopportabile:

-Chiudersi in casa, specialmente nella stagione calda in cui sarebbe piacevole vivere all’aria aperta (sovra-utilizzo condizionatori);
-Utilizzare deodoranti;
-Rilavare la biancheria stesa e non stenderla all’esterno delle abitazioni in presenza degli odori nauseanti, specialmente gli indumenti dei bimbi;
-Mettere in vendita l’abitazione;
-Segnalare il disagio ad enti preposti.


CRONOLOGIA DEGLI EVENTI

Dal 2014 le emissioni odorigene sono aumentate a dismisura arrivando nella zona di Villa Sesso, a differenza del passato quando la zona interessata era soprattutto Roncocesi: se Roncocesi dista in linea d’aria circa 700 metri, le emissioni odorigene, per arrivare a Villa Sesso, devono essere trasportate dal vento per oltre 2 chilometri.

Dopo molte segnalazioni ad Arpa, all’ufficio ambiente e allo stesso assessore Tutino, la stessa arpa nel 2016 esegue un’analisi odorigena nelle frazioni di Villa Sesso e Roncocesi: i risultati confermano le nostre denunce poiché proprio a Villa Sesso si ritrovano i “traccianti” delle emissioni odorigene della fabbrica, in particolare le emissioni odorigene di sala presse e valle biofiltro. Le valutazioni sanitarie conclusive sono evidenti:
“Un disagio provocato dalla percezione di odori sgradevoli, pur in assenza di concentrazioni
di sostanze in grado di provocare effetti irritativi o danni, a causa della soggettività individuale e dei diversi livelli di tollerabilità e percezione, può portare anche manifestazioni indirette di malessere o più genericamente modificare la qualità di vita, ed essere percepito dalla popolazione come rischio sanitario. Anche una situazione di solo disagio dovuto alla presenza prolungata e ricorrente di odori molesti può costituire già di per se una condizione in grado di compromettere lo stato di benessere psicofisico della popolazione e pertanto configurarsi un problema di salute pubblica.


Ad agosto del 2016 il comune emette un provvedimento dirigenziale volto ad obbligare il gestore ad eliminare le problematiche odorigene riscontrate, ossia valle biofiltro e sala presse del cicciolo.


Ad ottobre e poi a novembre del 2016 il gestore della Farm Service risponde al provvedimento dirigenziale del comune come segue:


1) Commissiona una consulenza al politecnico di Milano con le conclusioni finali che il “picco massimo odorigeno rimane segregato all’interno del perimetro dello stabilimento e non arriva ai recettori di Villa Sesso”;


2) Il biofiltro, che viene trovato dall’arpa in uno stato di scadente manutenzione, viene rinnovato: sono sostituite le scaglie di legno e di corteccia su cui attecchiscono le flore batteriche che si “nutrono” delle sostanze odorigene e viene garantito un sistema di umidificazione idoneo;


3) Per quanto riguarda la sala presse il gestore sconfessa l’analisi odorigena di arpa dichiarando che” tale ambiente è aspirato e le aspirazioni sono congrue e sono convogliate al termodistruttore”. La farm service pertanto, in completa contraddizione con i risultati dell’indagine odorigena che individuava la sala presse come essere il “segmento produttivo critico”, comunica che l’unica fase produttiva in cui si possono emettere odori è la fase di spegnimento cuocitori in cui il termodistruttore si spegne e le arie inquinate sono inviate tutte al biofiltro con una accentuazione del carico odorigeno.


A gennaio del 2017 la Farm Service, riceve il nulla osta con MODIFICA NON SOSTANZIALE AIA per la realizzazione della SECONDA VASCA che consentirà di mantenere in funzione E SEMPRE accesi i cuocitori ed anche il termodistruttore senza spegnerlo. ( ossia come  un PROBLEMA può diventare un’OCCASIONE !!!)


La seconda vasca permetterà all’azienda di potere aumentare la capacità produttiva ma non di risolvere il problema delle fonti odorigene.


Nei mesi di settembre-ottobre 2017, a seguito del perdurare di questa situazione di disagio sono state raccolte oltre 1300 firme per richiedere una mozione popolare.


Ricollegandoci alla commissione svoltasi venerdì 19 gennaio sottolineiamo le seguenti criticità dell’azienda:


  1. L’Involucro dello stabilimento e’ obsoleto ( 20 ed oltre) e pertanto non garantisce una tenuta che impedisca emissioni FUGGITIVE di odori e vapori di cottura di scarti in fase di putrefazione. Inoltre l’ipotesi contenuta in AIA 2010 di dotare porte e portoni di sistemi di registrazione con cronogramma aperto/chiuso non è mai stato preso in considerazione dal gestore della farm service;


  1. Dal 2014 la produzione è incrementata del +40% con gli stessi sistemi di abbattimento (termodistruttore e biofiltro) pertanto è aumentato il carico odorigeno da trattare;


  1. Nel 2013 il cuocitore obsoleto è stato sostituito con un cuocitore nuovo che il gestore dichiara avere la medesima capacità produttiva ma di cui si nutrono forti dubbi abbia in realtà una potenza molto superiore, infatti i cuocitori sono delle enormi pentole a pressione che fanno disidratare gli scarti ed emettono altrettanti vapori con concentrazioni elevatissime di sostanze odorigene asfissianti;


  1. L’ambiente interno con alte temperature e odori “pazzeschi” di carne putrescente e fumane di cottura altrettanto insopportabili fanno si che, specialmente in estate, il personale interno apra porte e portoni per avere ristoro ( come viene descritto in AIA 2010 NELLA SITUAZIONE AZIENDA) anche se tuttavia, sempre nelle disposizioni autorizzative contenute in AIA 2010, gli ambienti debbano essere aspirati in depressione e mantenuti chiusi;


  1. Dal camino del termodistruttore, a cui vengono convogliate le arie più inquinate, non esce solo vapore acqueo ma tuttavia abbiamo verificato che nella zona di ricaduta dello stesso rileviamo gli odori nauseanti tipici che vanno oltre la stretta tollerabilità individuale;


  1. I controlli veterinari sulla mat. Cat 3 in ingresso avvengono solo di giorno e non di notte per cui sono da ritenersi inadeguati, anche perché arrivano camion con targa rumena, bulgara e lituana, specialmente nelle ore notturne;


  1. I mezzi di trasporto con i cassoni contenenti il mat. Cat. 3 transitano su via Rinaldi nonostante se ne faccia divieto in AIA 2010: i cittadini ci segnalano puzze nauseanti al loro passaggio e perdita di percolato sulla sede stradale;


  1. Esiste un problema di contemporaneità fra segnalazioni delle emissioni odorigene e sopraluogo dell’arpa in stabilimento, infatti per le segnalazioni della notte o della mattina presto arpa inizia i controlli col turno delle ore 9,00…troppo tardi;
CONCLUSIONI
  • ESISTE UN PROBLEMA DI DISAGIO PROLUNGATO CHE E’ DIVENTATO UN PROBLEMA DI SALUTE DELLA POPOLAZIONE
  • NON SI CHIEDE LA CHIUSURA DELLO STABILIMENTO
  • CHIEDIAMO UN ADEGUAMENTO AGLI STADARD EUROPEI
  • I PRG HANNO PORTATO AD UN RADDOPPIO DELLA POPOLAZIONE INTORNO AD UN’AZIENDA CLASSIFICATA INSALUBRE CHE NON SI DEVE COMUNQUE AMPLIARE E NON DEVE AUMENTARE LA PRODUZIONE CON LA CONCESSIONE DELLA SECONDA VASCA


  • ARPA, USL, SERVIZIO VETERINARIO NON HANNO STRUMENTI NE’ DISPONIBILITA’ DI PERSONALE PERTANTO I SISTEMI DI TELECONTROLLO SONO ASSOLUTAMENTE NECESSARI
  • LE ATTUALI PROCEDURE DI CONTROLLO NON SONO IDONEE PER FARE EMERGERE QUELLE CRITICITA AZIENDALI E PRODUTTIVE DA CUI SONO ORIGINATE LE EMISSIONI ODORIGENE MOLESTE


Per chi volesse saperne di più: